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Lo stretching

Lo stretching è una tecnica di allungamento muscolare che si esegue allo scopo di migliorare la mobilità articolare e l'estensibilità dei tessuti.

 

Esso non riguarda solo il muscolo, ma esiste anche quello della capsula e dei legamenti. Ovviamente la scelta dell'esercizio dovrà essere funzionale all'obiettivo (miglioramento della postura e dell'articolarità).

 

E' fondamentale chiarire che esiste un range di mobilità fisiologica ed un range di mobilità funzionale. Vale a dire che la mobilità ideale per un soggetto è quella che gli permette di effettuare in sicurezza, senza compensi e senza forzature le attività che la vita quotidiana gli richiede in termini di lavoro ed allenamento.

Se un individuo fa un lavoro d'ufficio e ha l'hobby per le bocce, non necessariamente una rigidità degli ischicrurali sarà causa di un infortunio.

 

Quindi, il primo concetto da tenere a mente riguarda l'opportunità o meno di eseguire stretching a seconda del contesto, ovvero il grado di flessibilità da raggiungere è quello necessario a soddisfare in sicurezza le richieste funzionali quotidiane, tra cui l'allenamento (a questo proposito, è fondamentale un colloquio iniziale per chiarire obiettivi e stato funzionale di partenza).

 

Passiamo alla definizione: si definisce stretching selettivo un esercizio che prevede il raggiungimento ed il mantenimento per più o meno tempo di una posizione nella quale un tessuto target è posto in allungamento attraverso l'allontanamento tra loro delle superfici ossee sulle quali prende posto. Da un punto di vista muscolare può essere anche definito come la riproduzione inversa delle funzioni anatomiche di un muscolo target tale da indurre degli adattamenti.

 

Concludendo, passiamo col definire quanto fare stretching.

In letteratura e in clinica si è concordi nel ritenere che un intensità di allungamento più bassa sia migliore per abbassare il rischio di infortunio durante l'esercizio.

Non è ancora chiaro se si ottengono risultati maggiori con una seria lunga a bassa intensità oppure con la medesima durata divisa in un ciclo di più ripetizioni.

La frequenza dipende dalle esigenze e le opportunità soggettive (storia passata, tempi di recupero).

La velocità deve essere lenta e controllata per diminuire il rischio di lesioni e favorire il rilascio tissutale.

 

Bibliografia:

 

Fitness posturale, Andrea Roncari