La resilienza, com'è orientata la tua vela?

Nel corso della nostra vita veniamo continuamente sottoposti a situazioni che mettono in crisi la nostra identità e il nostro essere al mondo, nelle dimensioni fisica, emotiva e sociale. Eventi di questo tipo viene definito trauma, ovvero un evento improvviso e spiacevole, che provoca una intenso impatto emotivo sulla persona, la quale non è in grado di reagire immediatamente in modo adeguato. Esso causa una ferita dell'integrità psico-fisica del soggetto, di conseguenza (l'Io) può crollare sotto l'azione del trauma e l'immagine corporea  (la percezione che la persona ha di se stesso, in ogni aspetto del vivere, fisico, motorio, sociale, emotivo) ne risulta condizionata, turbata ed instabile.

Il soggetto viene esposto a questo intenso afflusso di stimoli che alterano la continuità di sé, provocando una violenta crisi di identità e del proprio essere al mondo.

 

Il termine crisi deriva dal greco krisis, che significa scelta. Scegliere vuol dire assumersi la responsabilità di intraprendere una strada piuttosto che un'altra, quindi perdere qualche cosa per acquistarne un’altra. Esistono crisi evolutive che fanno parte della vita di ognuno, come il passaggio dall'adolescenza all'età adulta o la nascita di un figlio, ed esistono crisi accidentali rappresentate dai traumi, non sempre previdibili e si esperiscono in situazioni come un lutto, una malattia, un incidente, ecc.

 

Il soggetto può superare la situazione di crisi in modo naturale, grazie alle risorse biologiche, personali, sociali, spirituali o di solidarietà. Si parla di resilienza: il soggetto ha  osservato tale esperienza da una prospettiva che gli ha permesso di arricchire la propria consapevolezza, reagendo positivamente all’evento traumatico. Ha trasformato la ferita del trauma in una feritoia. Quest'ultima rappresenta la fessura praticata nello spessore delle opere fortificate o delle corazze di torri o di carri armati, per consentire dall'interno la visibilità e l'uso delle armi. Oppure semplicemente una stretta apertura praticata in ambienti chiusi o sotterranei, per il passaggio di aria o luce. Attraverso la feriotia la persona diventa un soggetto attivo e osserva il mondo con la luce della consapevolezza.

In altri casi l'individuo può subire il trauma come una vittima, correndo il rischio che questo impedisca di fuoriuscirne con una forza rinnovata.

 

In ogni caso le crisi mostrano la condizione di vulnerabilità. Essere vulnerabili significa non solo fare i conti con l’immagine di sé che ci si è costruiti, ma anche con il modo in cui gli altri  percepiscono, pensano e agiscono la vulnerabilità. Per questo talvolta si preferisce celarla (anche se non sempre possibile), forse perché si ha la sensazione di non essere compresi o anche perché non tutto può e deve essere raccontato.

 

Non sempre possiamo controllare gli eventi della nostra vita, ma abbiamo sempre la possibilità di scegliere (krisis) come re-agire. Ci sono ferite che non sempre riescono ad emarginarsi, ci cambiano sia dentro che fuori, nei comportamenti, nel vestire, nel linguaggio e nell'amore. Questi cambiamenti avvengono sia nei confronti degli altri, ma soprattutto nei confronti di noi stessi e bisogna rendersi conto proprio di questo. E' il modo in cui noi ci trattiamo, a partire da quello che pensiamo di noi, che determina la condizione di salute o malattia. Perché due persone possono avere la stessa malattia, ma è il modo in cui ciascuno vive quell'esperienza e si rapporta col proprio essere al mondo che ne determina il ben-essere. Posso essere malato, ma comunque stare bene.

 

Il vento è sempre lo stesso in mare, ma è come scegli di posizionare la tua vela che determina la tua destinazione.  E' quindi importante essere presenti nel qui ed ora, significa consapevolezza: se sono presente agisco per il mio bene. E' l'unica cosa di cui hai bisogno e la soluzione a tutto: amati e tutto il resto verrà da sé.

 

L'amore. La chiave di volta, il Santo Graal, la Verità. Quando è presente l'amore, l'uomo vive in uno stato di beatitudine e gratificazione. L'amore è il requisito fondamentale per poter percorrere la via della resilienza.

Al contrario, l'assenza di amore provoca malessere. Un soggetto che si ama, agisce per il proprio bene; ma un soggetto che non si ama è in balia della vita.

 

"L'odio è una risposta difensiva finalizzata a salvaguardare la vita in pericolo, esposta, come direbbe Freud, alla natura straniera e ostile del mondo" (Massimo Recalcati).

Anche io ho fatto esperienza dell'odio o forse era solo una mancanza di amore. Non volevo accettare ciò che la vita mi aveva portato e ho sprecato anni a "difendere" il mio Io da questo mondo straniero e ostile.

Avevo paura. Avevo paura che non potessi essere appagato dalle relazioni sociali come lo erano i miei coetanei, quindi mi sono rifugiato nell'anti-amore. Il risultato? Solo ulteriore sofferenza, ma all'epoca ero accecato dalla rabbia poiché in età adolescenziale la malattia si prese gioco del mio corpo e così anche alcune persone a me vicine.

 

Lo spiegava bene Yoda in Star Wars: "La paura è la via per il lato oscuro. La paura conduce all'ira, l'ira all'odio, l'odio alla sofferenza". Una delle più belle saghe sull'importanza dell'amore per lasciare andare il giudizio, il rancore e la sofferenza. La "Forza" a cui fa riferimento questa meravigliosa saga, si riferiva proprio a questo. Il lato oscuro è rappresentato dalla mancanza di amore e di perdono, che provocano la sofferenza dell'anima.

"Si dice che l'uomo ricorda facilmente di essere figlio del passato, ma dimentica spesso di essere padre del futuro", così scriveva Cristobal Jodorowsky. Non bisogna mai dimenticarsi del passato, perché ci ha permesso di apprendere delle esperienze importanti, ma è importante essere consapevoli che io sono padre del mio futuro e sono le mie scelte a determinarne la destinazione.

Resilienza significa opportunità. Chiedere al mondo e a noi stessi una nuova opportunità. Afferrare il timone, issare la vela nella direzione che desidero e salpare mari che nessuno ha mai esplorato, alla ricerca di una nuova Terra e un nuovo tesoro. Per poter scrivere il più bel romanzo mai scritto, di cui noi siamo autori e protagonisti. Romanzo che inizia con due parole.

Mi dispiace.

Il perdono è fondamentale per liberare l'anima dall'angoscia della sofferenza.

Questa volta il movimento rivolto al ben-essere consiste nell'aprire tutte le porte dove nascondiamo rancori, paure e sofferenza. Sediamo su un letto, visualizziamo un lungo corridoio. A destra e a sinistra delle porte. Apriamo la prima porta a sinistra e vediamo tutto ciò che ci ha causato dolore in questi anni, possiamo esserci anche noi stessi in mezzo a quella stanza. Lo guardiamo senza giudizio e senza agitazione, dopodichè con l'anima serena diciamo: Io ti perdono, ti lascio andare. Quindi visualizziamo tutte quelle situazioni e persone allontanarsi con gioia e tranquillità.

Ora usciamo dalla stanza con passo leggero e ci incamminiamo verso la prima porta di fronte. La apriamo e veniamo abbagliati da tutta quella meraviglia che sta aspettando solo noi. Sono le nostre opportunità, il nostro amore, la nostra felicità, il nostro ben-essere. Li guardiamo con gioia e diciamo a noi stessi: Io ti amo. Ti perdono.  Puoi essere felice e io sono qui per te.