Il sacrificio: come alimenti la tua dinamo?

Un ragazzino si allena duramente per poter diventare, un giorno, un forte giocatore di pallanuoto. Dei genitori si fanno in quattro per dare un futuro certo al proprio bambino e si impegnano affinché cresca sano ed educato. Uno studente studia con passione giorni interi per poter diventare un importante medico. 

 

Il sacrificio è un atto per ottenere un risultato spesse volte difficile, il quale ci porta gioia e soddisfazione. Molte persone la associano alla fatica. L'esempio più calzante è quello che vuole dimagrire oppure di colui che giudica chi sta seguendo una dieta: "E' un grosso sacrificio", come ad intendere che necessita di un grande sforzo.

 

In realtà la parola sacrificio significa rendere sacro. Tornate sulle prime tre righe e guardate le parole evidenziate in grassetto. Ciò che viene reso sacro non è l'atto stesso, come qualcuno può pensare, bensì la persona o la cosa a cui si rivolge.

 

Lo psicologo ed insegnante Alessandro D'Avenia, nel suo libro "L'arte di essere fragili", scrive: "Dalla passione - intesa sia come trasporto per chi e cosa si ama, sia come capacità di farsi carico chi e cosa si ama - dipende il destino di una persona.

Così la passione rapisce e dà forma all'uomo, ma è solo attraverso il desiderio di realizzare quella passione che l'uomo trova la spinta motrice affinché l'uomo possa in futuro (destino) diventare qualcuno o realizzare qualcosa (ciò che è stato nell'articolo riguardante il desiderio "3. Pillola rossa o pillola azzurra?").

 

Cosa accomuna quel giocatore di pallanuoto, quei genitori e quello studente? La felicità che proverebbero nel realizzare il loro desiderio. Manifestare gioia e soddisfazione significa vivere in salute ed in armonia col proprio essere. Vivo in equilibrio quando perseguo ciò che desidero veramente. Quando ciò non avviene, ovvero mi allontano dal mio desiderio, faccio esperienza della frustrazione e dell'angoscia. Nessuno vuole vivere in questo stato di malessere, allora si può dire che ogni uomo desidera stare bene.

 

E' proprio qui l'essenza del sacrificio: mi ad-opero per il mio bene. Il sacrificio nasce dall'amore verso la persona che desidero felice (me o i miei cari), per lei sono disposto a tutto perché meritevole di essere felice.

 

Tuttavia, è vero che talvolta si fanno sacrifici che, in qualche modo, ci vengono imposti, ad esempio in ambito lavorativo, oppure in una situazione disagevole, come quando una famiglia fa sacrifici per poter arrivare a fine mese. In queste situazioni non si manifesta la stessa gioia rispetto a quando uno studente riesce a laurearsi dopo anni di sacrifici.

 

Vengo contattato da persone che desiderano dimagrire, in quanto oltre a non piacersi, hanno compreso che il grasso corporeo nuoce alla loro salute. Tuttavia, sono consapevoli che per perdere quei kili devono impegnarsi giornalmente e non solo quando sono con me. 

Cosa faccio durante il giorno? Faccio un lavoro d'ufficio in cui sto seduto/a 8 ore al giorno, oppure faccio un lavoro dinamico? Cosa mangio? Quanti spuntini fuori pasto assumo? Mi accorgo di quello che mangio? Quali scelte faccio durante la giornata? Prendo le scale o l'ascensore? Vado a fare la spesa in bicicletta o in macchina? Ecc.

 

Sono tutte piccolezza, ma se sommate fanno la differenza e sottolineano il vero sacrificio nel raggiungere lo scopo desiderato. E soprattutto fanno la differenza tra la persona che ottiene risultati e quella che trova scuse. 

 

Il sacrificio è come la pedalata che accende la dinamo: è un impegno fisico che richiede una spesa energetica, in termini di calorie, tempo e attenzione, ma è grazie a quella fatica che si accende la dinamo.

 

E tu sei disposto a renderti sacro? Iniziamo a farlo insieme: scrivi i tuoi obiettivi su un foglio di carta, dopodiché suddividili in tante piccole tappe. Se voglio correre una maratona, ma non ho mai corso prima, è bene che io inizi anche solo correndo 10', poi 20', 30' e così via. Allo stesso modo, decifriamo le varie tappe, di cui ognuna è la condizione necessaria per raggiungere quella successiva (come quando all'università hai un esame propedeutico di un altro).

Per ogni tappa definite gli esami da affrontare per poterlo portare a compimento.

A questo punto iniziamo dal primo gradino: non importa quanto sia lungo il cammino, l'importante è andare avanti.

 

PS: Se è vero che il sacrificio rapresenta l'impegno fisico e mentale per raggiungere un risultato, quindi portare un cambiamento nella nostra vita, è anche vero che talvolta è un sacrificio persino accettare una situazione che non possiamo cambiare, perché magari non è fisicamente possibile o non dipende da noi. Questo sacrificio è ancor più difficile del primo, perché ci chiede di lasciare andare qualcuno o qualcosa dalla nostra vita. Lasciare andare è l'essenza del perdono, di cui ne parleremo prossimamente.